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Incontro dell'11 novembre 2002

IL SENSO DELLA VITA
DIVAGAZIONI DI UN UOMO DI SCIENZA
SULLA SPIRITUALITÀ UMANA

Prof. Ezio TUBARO

11 novembre 2002
Il mondo di oggi è più che mai esposto alla perdita della significatività della vita; ne sono segno certo l'aumento delle depressioni, sia quelle dichiaratamente patologiche sia quelle striscianti, non ben diagnosticate e sottovalutate. Il male oscuro che colpisce tutte le fasce di età e tutte le fasce socioculturali è la più importante patologia psichiatrica fino a raggiungere il quarto posto in Italia. A livello della popolazione mondiale il 10% degli uomini ed il 25% della donne soffrono di depressione grave, responsabile di circa il 70-80% dei suicidi. Cifre sconvolgenti e destinate ad aumentare.
Le cause dell'esplosione di questa moderna patologia sono molteplici e sono da ricercare nel calo dei valori, in vari gradi di emarginazione, nella solitudine ,specie nelle grandi città, nel senso di inutilità di tante vite, nell'incertezza del futuro, nella vecchiaia senza assistenza, nel consumismo selvaggio. Ma potremmo continuare; certamente in tutte e sopra tutte le cause la caduta verticale di molti valori fondanti della nostra cultura che conduce alla perdita della significatività della vita.
Un fenomeno certamente non nuovo nella storia dell'umanità, ma che in questo secolo di incertezza, di insicurezza e di consumismo ha raggiunto livelli allarmanti.

Certo il senso di vuoto dell'esistenza e del suo significato ha accompagnato la storia dell'umanità da sempre. L'uomo ha cercato in vario modo di riempirlo con diverse modalità; le religioni, anche quelle primitive, quelle misteriche ed iniziatiche sono state, ad esempio, un tentativo utile per alleviare lo sgomento della solitudine. In Egitto i misteri di Iside, in Grecia il culto di Cibele e Attis, di Andania e di Samotracia, in Iran il culto di Mitra, ma soprattutto in Grecia i misteri dionisiaci, orfici ed eleusini.
Tutte queste religioni misteriche avevano una base comune: erano tutti misteri iniziatici, che in individui selezionati ed introdotti a dottrine segrete portavano ad una conoscenza intuitiva e mistica che li introduceva all'incontro con il divino. Erano quindi correnti gnostiche con cui il nascente cristianesimo ebbe del resto molto a che fare, data la loro penetrazione nel mondo greco e sono la ragione della persistenza della gnosi, specialmente nei primi tempi del cristianesimo (Vangeli gnostici).

Là dove la visione religiosa, spesso antropomorfa, non dava una visione sufficiente per risolvere i problemi esistenziali, irruppe la filosofia; i Greci fondarono scuole di alto prestigio: gli stoici, gli epicurei, gli scettici, Plotino e la sua scuola, sono tutti tentativi di risolvere l'angoscia umana dell'esistere.
Varie scuole di pensiero sono fiorite nel mondo, anche al di fuori dell'Europa. Forse una delle più importanti è il buddismo che rimuove l'angoscia dell'esistenza attraverso l'abolizione dell'ansia di vivere e di possedere; un processo di rimozione, appunto. Certo si potrebbe parlare a lungo del buddismo che meriterebbe una citazione esaustiva e lunga. In sintesi la visione buddista della realtà è che il mondo è il Male come dimostrano dolori e infelicità senza fine: il bene e la felicità avviene solo con il distacco mistico dal mondo che, attraverso reincarnazioni successive, raggiunge la perfezione del totale distacco (nirvana). Il buddismo propone quindi una azione salvifica negativa. Rimane tuttavia una filosofia di grande interesse ed un tentativo di dare un senso alla vita che passa e di alleviarne le sofferenze. Né Confucianesimo né Taoismo hanno radici filosofiche sostanzialmente differenti: entrambe sono più volte alla costruzione morale dell'uomo che alla ricerca di una sua salvezza spirituale. D'altra parte non dobbiamo dimenticare che tutte queste religioni sono fondamentalmente atee: né ricercano né contemplano un Dio Creatore. Ben diversa è la ricerca di Dio nel mondo occidentale. Basti ricordare S.Tommaso d'Aquino che in pieno Medio Evo esaminava con criteri aristotelici le vie della ricerca di Dio. Nella sua famosa "quinta via" della dimostrazione razionale di Dio pose il problema della natura la cui armonia, bellezza e perfezione dimostrava la necessità dell'esistenza di un Creatore con precise finalità.

Queste finalità furono negate nel secolo scorso dallo scientismo e dal neopositivismo, allora imperante; questi concetti, sostenuti dalla Fisica del tempo, furono poi dalla stessa Fisica demoliti quando ci si accorse, già alla fine dell'Ottocento, che la Costante di Gravitazione Universale e la Costante di struttura fine elettromagnetica (ed altre) sono così intrinsecamente interregolate che ogni minima variazione avrebbe reso impossibile qualsiasi forma di vita. Fu così che nacque il cosiddetto Principio Antropico che propone la precisa finalità delle costanti fondamentali allo scopo di mantenere la vita sulla terra consentendo la nascita dell'uomo. In altre parole solo se i quattro campi fondamentali di forze, la gravitazionale, l'elettromagnetica, la nucleare forte e la nucleare debole furono progettate in modo intelligente fu possibile dare ordinamento al caos.
Così per la vita cellulare: la nascita spontanea di una cellula da un "brodo" primordiale è impensabile perché impossibile da un punto di vista probabilistico. Il Principio antropico, quindi è un moderno aggiornamento della "quinta via" di S. Tommaso. In conclusione, tutti questi discorsi sull'origine dell'Universo e della vita sono tutti moderne conferme dei principi tomistici e conducono all'identificazione di un Creatore intelligente ed ordinatore.

Nel mondo cristiano occidentale ed orientale tutta la speculazione ruotò per circa un millennio sull'euanghelos di Gesù di Nazareth e sulle meditazioni che da esso derivavano: pensiamo ad esempio a tutta la Patristica. Parallelamente ad una cultura di carattere speculativo e filosofico si sviluppò già nel tardo Medioevo una ricerca che oggi chiameremo "laica" nata anche come reazione al dogmatismo religioso e filosofico. Si venne pian piano a sviluppare l'idea di sperimentare direttamente la natura senza preconcetti e basandosi sui soli risultati. I prodromi di questa corrente di pensiero si fanno risalire addirittura al francescano Ruggero Bacone nel secolo XIII. Ancor oggi si definisce "baconiana" una esperienza basata sulla sola sperimentazione. Nacque lentamente e progressivamente la Scienza sperimentale che utilizzava per la prima volta nella storia dell'uomo la misurazione, la riproducibilità di ogni fenomeno osservato ed il suo controllo. Questo anche se qualche tentativo di Scienza sperimentale fu già attuato nel mondo greco e romano. Lo scontro tra sperimentalismo e fideismo significò l'avvento di una frattura tra dogma ed esperienza, tra concetto astratto e dato sperimentale; il clamoroso processo a Galileo ne fu esempio emblematico.
Lo sperimentalismo fu in effetti una enorme rivoluzione culturale che permise alla Scienza di muoversi al di fuori di preconcetti dogmatici e vincoli fideistici.
I grandi risultati teorici e pratici raggiunti in breve tempo che portarono e portano enormi vantaggi alla vita dell'uomo crebbero, purtroppo, e forse inevitabilmente, insieme alla mala pianta dell'orgoglio umano. Nacque così l'Illuminismo che enfatizzò il culto della Ragione (Descartes) e proclamò che l'uomo avrebbe risolto da solo tutti i suoi problemi senza dover ricorrere alla Divinità per spiegare tutto: così Lavoisier a Napoleone che lo interrogava sul significato dell'esistenza di Dio, ripose: "Sire io non ho bisogno di questa ipotesi"1.

L'entusiasmo delle le prime grandi scoperte scientifiche si consolidò nella nascita del materialismo scientifico che negava ogni valore alla trascendenza ed a ogni forma di spiritualità.

L'Illuminismo generò nel tempo tre filoni atei che contribuirono grandemente ad incanalare il pensiero dell'uomo sulla strada del materialismo e che marcarono i decenni successivi.

Il DARWINISMO che proponeva con l'evoluzione la nascita spontanea dell'uomo da un brodo primordiale attraverso aggregazioni molecolari progressive guidate dalla selezione naturale e dalla sopravvivenza dell'individuo più adatto.

Il MARXISMO che dichiarò reale solo la storia (il cosiddetto materialismo storico) e vaneggiamenti i sistemi religiosi(l'oppio dei popoli).

FREUD che interpretò l'uomo come una grande macchina psicologica con il nulla al suo fondo.

Altri seguirono sulla stessa via: Nietzsche dichiarò la morte di Dio (come necessario all'uomo) e, più recentemente, Monod nel suo famoso libro "Il caso e la necessità" dichiarò che eravamo soli in un gelido cosmo, nati per caso in un universo vuoto.

Non per puro caso quindi l'uomo smarrì il senso della sua esistenza quando tutti i cardini del pensiero volto al trascendente, tutta la spiritualità in lui insita,venne messa in discussione, irrisa e combattuta. Emblematico fu il caso di un grande Scienziato, Alexis Carrel, uno dei più grandi chirurghi francesi del secolo passato, Premio Nobel 1912 per aver fondato la chirurgia vascolare: scienziato puro, ateo ma, senza preconcetti, sostituì casualmente un collega in un viaggio a Lourdes, dove sotto i suoi occhi assistette alla drammatica completa guarigione di una paziente moribonda affetta da peritonite tubercolare che tornò istantaneamente in buona salute e sopravvisse poi perfino allo stesso Carrel. Questa guarigione cambiò, ovviamente, la vita dello scienziato e lo portò a riferirne doverosamente al mondo medico francese che non solo irrise alla sua testimonianza, ma chiuse a tal punto la sua carriera da costringerlo ad espatriare negli Stati Uniti ove poi divenne uno Scienziato famoso. Ne venne fuori un bel libro: "L'Uomo questo sconosciuto" best seller nel 1936. Certo il caso Carrel fece un enorme scalpore all'epoca e costituisce anche ora un documento storico della radicata avversione del mondo scientifico di allora a qualsiasi prospettiva spirituale.

E la Scienza di oggi? I suoi grandi avanzamenti usando il metodo sperimentale portarono ad enormi vantaggi di cui noi tutti siamo testimoni ed usufruttuari: pensiamo per es. agli aspetti sanitari e all'allungamento della vita media. Questi successi accesero, come abbiamo già detto, specialmente nel corso del secolo scorso, l'idea che prima o poi tutti i problemi dell'uomo, compresi quelli della sua natura e del suo destino sarebbero stati capiti e risolti. Era la nascita di quello che verrà poi chiamato "scientismo".
Del resto le grandi scoperte dell'anatomia, della fisiologia nelle scienze umane, la nascita della microscopia, dell'astronomia e della cosmogonia ben supportavano l'idea che il significato dell'universo e dell'uomo fossero a portata di mano, sia pur progressivamente nel tempo. I fatti andarono ben diversamente: più aumentava la conoscenza in un'area della Scienza, più i problemi anziché venir via via chiariti si complicavano, svelando un disegno di singolare complessità. Tutto questo determinò un rallentamento di molte discipline, non ultima la Fisica che rimase nell'ambito della fisica newtoniana per lungo tempo. Bisognò aspettare fino agli anni intorno al 1930 per avere cambiamenti radicali: alcune branche della Fisica, quella subatomica che si occupa delle particelle in cui l'atomo si scompone, scopersero la meccanica quantistica che sconvolse intorno al 1930 il pensiero di grandi Scienziati, come Bohr, de Broglie, Heisenberg e coinvolsero anche Einstein. Dividendo l'atomo fino ai suoi limiti estremi ci si accorse che la realtà era di sua natura indeterminata (Principio di indeterminazione di Heisenberg ), ma ubbidiva alla scelta dell'osservatore che la determinava.

L'osservatore venne riconosciuto come il vero creatore del mondo reale: questo concetto (per la verità non intuitivo) di conseguenza portò ad una sorprendente spiritualizzazione della realtà con valorizzazione della coscienza. La vecchia dichiarata incompatibilità tra scienza e religione svanì, così che un famoso matematico di oggi può affermare: "È sorprendente e paradossale che secoli di studio scientifico del mondo esterno siano giunti infine alla conclusione che la vera realtà è la coscienza, in accordo con le teorie idealistiche più estreme" (Piergiorgio Odifreddi).

Il concetto di coscienza ha dato luogo a tutta una serie di considerazioni tra coloro che considerano la coscienza solo come una produzione del cervello (i cosiddetti riduzionisti) e coloro che pensano alla coscienza come a qualcosa di indipendente dalla materia, di esterno ed estraneo al corpo. Senza voler entrare nella congerie delle varie valutazioni scientifiche, riduzionistiche e non, possiamo però dire che i riduzionisti sono spesso in difficoltà, spesso drammatiche.
Un esempio: se, come loro affermano, i processi neuronali non sono altro che i movimenti di atomi ed elettroni che obbediscono alle leggi fisiche, questi non si distinguono da ciò che accade in qualsiasi altro distretto corporeo; negando però realtà autonoma ai processi mentali, anche il ragionamento riduzionista non può essere considerato reale. (Paul Davies).
D'altra parte contro il riduzionismo si sono pronunciati scienziati famosi come Erwin Schroedinger, premio Nobel 1933 per la fisica, che sintetizzò il suo pensiero in un suo famoso libro dal titolo di per sé emblematico:" What is Life? Mind and Matter" ove afferma: "Io credo che le teorie fisiche allo stato attuale siano fortemente in favore della indistruttibilità della Mente da parte del Tempo".
Concetti che ci saremmo aspettati da un mistico, ma che sorprendono in bocca a un fisico, perdipiù di tale statura.

Il fisico P. Davies riassume un po' questi concetti in uno dei suoi numerosi libri: "Problemi quali il collasso della funzione d'onda in meccanica quantistica, che riguarda la consistenza stessa della fisica delle particelle elementari, sembra richiedere l'inclusione dell'osservatore in maniera fondamentale: penso che l'osservazione in meccanica quantistica debba alla fine essere riferita alle leggi del livello più alto che governano i processi mentali ai quali l'atto dell'osservazione accoppia gli eventi microscopici".
Sicuramente la meccanica quantistica porta con sé i germi di una immensa rivoluzione culturale che, per ora, si è realizzata solo all'interno di un piccolo cenacolo di grandi scienziati e che poco ha debordato anche oggi al di fuori del mondo della fisica e delle scienze affini.
Di questo era consapevole Niels Bohr, uno dei padri fondatori della fisica dei quanti che però diceva testualmente: "Chi non è sconvolto dalla teoria quantistica non l'ha capita".
Nonostante tutti questi cambiamenti radicali del pensiero scientifico, sorprendentemente il materialismo meccanicistico resta tuttora la filosofia di base della generica cultura scientifica di oggi. La sua sorprendente resistenza ha radici e ragioni lontane; è comunque dimostrazione che le idee ereditate e ben radicate hanno una straordinaria resistenza al cambiamento ed una terribile viscosità anche quando l'evidenza scientifica lo imporrebbe. Del resto le idee innovative come quella galileiana della rotazione della terra richiese molti decenni per essere accettata. Ancora più tempo ci vorrà per diffondere il concetto della fine del materialismo meccanicistico nella cultura scientifica del mondo attuale.(Sven Ortoli e Jean-Pierre Pharabod).

La meccanica quantistica conduce, come abbiamo detto, ad un idealismo che venne ben accettato anche come reazione all'imperante scientismo che interpretava la realtà come un meccanicismo assoluto. Uno dei primi ad accorgersi della congruenza della meccanica quantistica con una realtà spirituale fu F. Capra, un fisico americano che si stupì nel riconoscere straordinarie convergenze tra alcune filosofie orientali e la sua esperienza di fisico; ne nacque un famoso libro (Il Tao della fisica) che divenne un best-seller in tutto il mondo ed accese il dibattito su argomenti che anni fa sembravano improponibili da parte di un fisico.

Risulta comunque chiaro, dopo alcuni decenni dalla nascita della teoria dei quanti, che questa ci fornisce una interpretazione attendibile e stupefacente della natura della mente e del reale ed è impossibile ignorarla nella ricerca di Dio e del significato della vita. (Paul Davies).
Tuttavia va anche detto che, come il materialismo ha portato ad una errata interpretazione della realtà, anche l'idealismo estremo ("tutto è solo percezione") ha connaturati in sé i germi di una certa pericolosità. Se infatti la coscienza è la sola realtà, come ci portano a concludere i fisici, questa concezione può far crescere la mala pianta della supercoscienza dell'uomo in grado cioè di conoscere da sé la realtà.

Nulla di nuovo sotto il sole: si riaffaccia lo gnosticismo, una corrente ben radicata nella Grecia del periodo ellenistico che utilizzava la "gnosi" per la conoscenza del mondo. In altre parole: una profonda mistica conoscenza del Sé (Gnothy seauton, conosci te stesso, dei Filosofi greci) porterebbe ad una ineffabile e completa comprensione della realtà.

Questa corrente idealistica che negava la realtà della materia non abbandonò mai del tutto il pensiero umano e, come abbiamo detto, serpeggiò nei secoli anche nel Cristianesimo. Questo accadde anche nell'ambito della mistica cristiana e quando si espresse in modo radicale ed eretico fu condannato dalla Chiesa cattolica. Qualche nome emblematico: Meister Eckart (Dio ed io siamo una cosa sola) condannato dal Santo Uffizio nel 1329, Fenelon condannato nel 1699, la beghina Margarete Porete condannata per gnosticismo e bruciata a Parigi nel 1310, Giordano Bruno (Dio e il mondo sono la stessa cosa; il panteismo in GB.) bruciato a Roma nel 1600.

Anche oggi molti atteggiamenti gnostici sono diffusi; così non ci si meraviglierà se qualcuno ci dice: "Io me la vedo direttamente con Dio; io ho la mia personale religiosità interiore. Non ho bisogno di Chiese, di religioni e di insegnamenti. Mi basta il mio rapporto diretto con Lui". Il che è un atteggiamento gnostico per l'appunto.

D'altra parte il pericolo del trapasso tra ascesi mistica e gnosi è grande: è pur vero che la contemplazione mistica, l'ascesi, è preliminare di tutta la strada di santità di innumerevoli Santi cristiani: gli esempi di S. Teresa d'Avila e di S. Giovanni della Croce sono emblematici. Essi però non lasciarono che la sola contemplazione li dominasse, ma mantennero con il distacco delle cose di questo mondo un continuo contatto con Dio, evitando così il pericolo di atteggiamenti gnostici.
Né si può pensare che questo sia esclusiva preoccupazione dell'ascesi cristiana: basti pensare all'ebraismo che paventa con grande enfasi l'uso dell'ascesi in sé ed il pericolo della gnosi. (M. Buber).

Sorprendente è però il fatto che anche oggi la gnosi, vissuta finora nell'ambito filosofico e mistico, sia ricomparsa in forme nuove, questa volta da parte di una nuova categoria di Scienziati: gli Psicologi dell'Inconscio. È il caso, per esempio, di un grande Psichiatra, C. G. Jung, un medico svizzero che crebbe alla Scuola viennese di S. Freud, da cui poi si distaccò. Egli, utilizzando metodi psicologici originali ed innovativi, portò a guarigione molti pazienti psicopatici dando all'Autore una grande fama, tanto da fondare una branca della psicologia moderna che tuttora va sotto il nome, appunto, di "psicologia junghiana". Però, senza togliere i meriti scientifici che caratterizzano il suo lavoro di psichiatra, Jung fu attratto, mosso proprio dal successo terapeutico delle sue esplorazioni delle profondità dello spirito umano, a cercare leggi generali della psiche debordando progressivamente dalla Psichiatria alla Religione. Questa intrusione gli fu contestata, tra gli altri, da un grande teologo ebreo, Martin Buber, che denunciò in termini chiari lo gnosticismo di Jung, che, dapprima reticente fu poi costretto ad ammetterlo apertamente. Diceva infatti Jung che il divino nasce solo dall'interiorià dell'uomo come fenomeno psichico opponendosi alla concezione ortodossa secondo cui Dio esiste per sé. E aggiungeva; Dio non esiste senza l'uomo. Pensieri che ben si ricollegano a quelli dello gnostico alessandrino Plotino, che affermava essere l'interiorità viva e vissuta dell'Io componente essenziale della metafisica. (ruech) Vengono anche in mente le affermazioni di Feuerbach che considerava Dio solo come proiezione del bisogno umano del divino.

Ma, tornando a Buber, egli diceva che la psicologia che tratta dei misteri senza la conoscenza dell'atteggiamento della fede verso il mistero è una vecchia conoscenza dell'umanità, ben nota fin dai tempi di Carpocrate: la gnosi. E aggiungeva: "la divinizzazione degli istinti in luogo della loro santificazione nella fede è l'essenza dello gnosticismo di ieri e di oggi". L'Uomo è spirito e materia ,né angelo né demonio, e si dibatte tra questi due poli per tutta la sua esistenza: né quindi il materialismo che nega l'esistenza dello spirito né l'idealismo che nega l'esistenza della materia rappresentano compiutamente l'Uomo.(Buber). Concetti peraltro ampiamente condivisi dai teologi cattolici. E concludeva: la gnosi non è solo una categoria storica, ma una categoria umana generale che oggi copre ampi spazi ; essa e non l'ateismo è l'antagonista della Fede. (M. Buber).

Tornando alla Scienza, se è vero che oggi uno Scienziato può dichiararsi ateo per suo convincimento personale, è altrettanto vero che uno Scienziato può dichiararsi credente senza incongruenza con tutta la Scienza. Molto dipende anche dalla statura scientifica dello Scienziato: che è un po' quello che diceva Pasteur nel secolo scorso: "Poca Scienza ci allontana da Dio, molta ci riconduce a Lui".
Comunque sia, l'inimicizia tra Scienza e Religione è oggi sostanzialmente morta ed è storica eredità lasciataci dagli Scienziati del secolo passato.
Se poi è vero che l'unica realtà è la coscienza - come ci dicono i Fisici- è allora chiaro che lì sta proprio il nodo del "senso della vita". Questa coscienza, ci dicono i fisici, coincide con il concetto di mente e di anima del Cristianesimo (Paul Davis).

Da sempre per i credenti la coscienza, la buona coscienza, coincide con il concetto di anima, strettamente in rapporto con la Divinità. La Grazia di Dio, ottenuta attraverso il nostro comportamento ed attraverso i mezzi che la Chiesa ci offre, ci apre ad una grande comprensione del significato della nostra esistenza. Anche per la consapevolezza della finitezza della vita, la sua provvisorietà in un mondo secolarizzato ove la morte è esorcizzata perché non se ne parla.

Una delle caratteristiche del mondo di oggi, giovanile e non, è la questione della Fede religiosa. Credo che sia capitato a tutti noi di sentire la seguente frase: "La Fede o c'è o non c'è: io non l'ho, beato te che ce l'hai", come se si trattasse di una libera caratteristica individuale. Una scelta agnostica, spesso comoda, che comunque sottrae l'individuo a qualsiasi impegno morale e decisionale. Comunque sia, l'uomo di oggi, come quello di ieri dovrà pur sempre risolvere alcuni dilemmi di base (G. Biffi):
- alle spalle dell'uomo la mia vita è casuale o progettata?
- dopo la mia morte incontrerò la vita o l'eterno niente?
- il mondo reale che cade sotto i nostri sensi è l'unico possibile?

Le difficoltà a trovare soluzioni a questi drammatici problemi ha incanalato molti sulla strada dell'agnosticismo. Va da sé che tutto ciò appare sorprendente specialmente quando questa posizione è espressa anche da persone di buona cultura e professionalità. Infatti è a tutti ben noto che tutti noi viviamo immersi in un mondo fideistico; nessuno dubita dell'esistenza dell'atomo che non vede, o di una molecola di cui ha solo una formula che la rappresenta, ma tutti siamo ben certi della loro esistenza perché abbiamo prove indirette della loro esistenza. Così la Camera di Wilson è prova per es. di una frammentazione dell'atomo, come uno spettro infrarosso testimonia la struttura di una molecola. Tutte queste sono forme indirette su cui posano le nostre certezze, di cui nessuno dubita perché abbiamo una completa fiducia dei mezzi di controllo.

Sorprendentemente ciò non sempre accade in campo religioso nonostante che le prove e le testimonianze e i controlli siano così innumerevoli e certi che non dovrebbero lasciare spiragli a dubbi: ricordiamo Lourdes, Fatima, i miracoli di S. Pio da Petrelcina o di S. Escrivà di Balanguer. Ma non solo questi: basta pensare a quell'enorme secolare corpus di miracoli dei Santi proclamati tali dalla Chiesa cattolica, verificati con estremo rigore e severità. Ovviamente questi non sono che segni, un aiuto per l'uomo che voglia aprirsi ad una Fede religiosa certa. Il che troppe volte non avviene, spesso non per ragioni filosofiche o scientifiche, ma solo perché una Fede religiosa viva e vissuta trascina con sé quella che oggi si usa chiamare "scelta di campo" con tutte le conseguenze di impegno, di lotta e di sacrificio che ne derivano. Del resto è caratteristica del cristianesimo e di tutta la predicazione di Gesù di Nazaret è la fondazione del vero significato della nostra vita attraverso la buona notizia (euanghelos) della nostra filiazione divina per mezzo del Figlio dell'Uomo. Nel suo "ama il Signore con tutto te stesso ed il prossimo tuo come te stesso" sta quindi l'essenza del senso della vita, anche in coloro che non sono cristiani: perfino nei cosiddetti non credenti, che lo sappiano o no. Ne è chiara dimostrazione il volontariato laico, per esempio, che risponde all'innato desiderio di alleviare i disagi e le sofferenze umane anche senza motivazioni religiose, anche in giovanissimi che agiscono più istintivamente che razionalmente. (4 milioni nella sola Italia). Sembra quindi che l'amore per gli altri sia qualcosa di connaturato con la psiche umana. L'amore per il prossimo come riflesso della luce divina per dare un senso, cosciente o no, alla propria vita. Ma non il prossimo lontano, quello che non si conosce e si aiuta, magari con un assegno, ma quello che vive accanto a te, che divide con te il cammino della vita. Vengono in mente le parole di S. Escrivà di Balaguer che parlava di santificazione dell'uomo per amore di Dio attraverso il lavoro ben fatto, quotidiano, nelle circostanze ambientali e temporali in cui vivi. D'altra parte se è vero che l'amore per il Signore è un dono di Dio a volte dopo molte preghiere, meditazioni e santità di vita è anche vero che l'amore per prossimo è il più facile, quello più a portata di mano. Quale madre non ama i suoi figli, quale nonno non ama i suoi nipoti, quale uomo non ama i suoi amici. Ma il Cristo ci dice anche ama coloro che non ti amano, anche coloro che ti sono nemici. Anche in questo e soprattutto in questo si radica il senso della vita in senso cristiano.

Certo l'arricchimento del senso della vita nel cristianesimo nasce dal bisogno di costruire per mezzo delle doti individuali (i cosiddetti talenti) un mondo migliore che salvi e passi alle future generazioni i valori dello spirito ed il senso della preghiera in un mondo spesso distratto da tanti vuoti miraggi che possono solo condurre ad un decadimento dei valori morali e spirituali. Ci si aspetta che il cristiano lotti contro il male, promuova il bene salvando se stesso a giustificazione delle sue colpe e acquistando con questo il senso pieno della sua esistenza. Né la certezza della nostra debolezza deve scoraggiarci nelle cadute, ma rivitalizzarci piuttosto nel risorgere: cadere e risorgere è profondamente cristiano e non toglie la certezza dell'appartenenza alla comunione dei Santi ed il senso della vittoria finale sul Male. Certo la vita cristiana integrale non è un cammino semplice e comunque non può dirsi mai raggiunta e compiuta. L'accettazione del dolore come via di santificazione, l'accettazione della volontà del Padre i cui disegni sono a volte difficili da decifrare ("Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri") sono tutte componenti del senso cristiano della vita. Né può essere sottaciuto il processo di santificazione a cui tutti noi siamo chiamati. Solitamente la parola "santificazione" viene accolta con difficoltà come se santo fosse un obiettivo per monaci e sacerdoti: cioè il santo come obiettivo della vita consacrata. Si è perduto così il senso della parola nel corso dei secoli. I primi Cristiani chiamavano così tutti i fratelli in grazia di Dio che camminavano sulle strade della loro redenzione. S. Paolo nella seconda lettera ai Corinzi dice nel commiato: tutti i Santi ti salutano, intendendo tutti i Cristiani. Quindi non "Santi da altare" come diceva S. Escrivà di Balaguer, ma un santo di tutti i giorni, nella vita di tutti i giorni, nelle circostanze che il Signore ha creato attorno a noi per noi.
D'altra parte, il senso della vita nasce anche dall'accettazione della provvisorietà della storia di ciascuno di noi, dalla coscienza di essere amati nonostante i nostri limiti e le nostre colpe e dal senso di abbandono alla volontà del Signore che ci trasse alla vita senza che noi lo chiedessimo e che ce la toglierà anche quando non vorremo.
In conclusione a noi pare che il senso della vita non sia figlio della cultura di questo mondo di tenebra (come dice S. Paolo), ma patrimonio di chi ama il Padre e Lo conosce anche attraverso l'amore per coloro che ci sono accanto, il nostro prossimo appunto.

1 Il compito principale della filosofia della natura è quello di argomentare a partire dai fenomeni senza immaginare ipotesi, e di dedurre cause a partire da effetti, fino a che giungiamo alla Causa Prima, che certamente non è meccanica; ed è suo compito non solo di dispiegare il meccanismo del mondo, ma fondamentalmente di risolvere queste e simili questioni. Che cosa c'è in luoghi che sono quasi completamente vuoti di materia, e donde deriva che il sole e i pianeti gravitano gli uni verso gli altri, senza che vi sia tra loro nessuna materia densa? Donde viene che la Natura non fa nulla invano; e da dove trae origine tutto quell'ordine e tutta quella bellezza che vediamo nel mondo? A qual fine esistono le comete, e donde viene che i pianeti si muovano tutti in un unico e medesimo modo in orbite concentriche, mentre le comete si muovono in ogni sorta di modi in orbite molto eccentriche; e cosa impedisce alle stelle fisse di precipitare le une sulle altre? Come avviene che i corpi degli animali siano congegnati con tanta arte, e quale è lo scopo delle loro numerose parti? E' possibile che l'occhio sia stato costruito senza conoscenza d'ottica, e l'orecchio d'acustica? Come avviene che i movimenti del corpo derivano dalla volontà, e donde viene l'istinto degli animali? [...] E una volta che siano state stabilite con esattezza tutte queste cose, non risulta con evidenza dai fenomeni che esiste un Essere incorporeo, vivente, intelligente, onnipresente, il quale nello spazio infinito come nel suo sensorio, vede intimamente le cose stesse e le percepisce completamente, e le capisce interamente in virtù della loro presenza immediata a Lui stesso? Di queste cose soltanto le immagini pervengono, attraverso gli organi del senso, nel nostro piccolo sensorio, e qui esse sono viste e guardate da ciò che in noi percepisce e pensa. E sebbene ogni vero passo fatto in questa filosofia non ci porti immediatamente alla conoscenza della Causa Prima, tuttavia ci avvicina ad essa, e per questo motivo va tenuto in grande considerazione. [da Isaac Newton, Ottica - ventottesimo "quesito" (1706)].

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