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Conferenza del 24 gennaio 2003

1) LE DIETE E I DISTURBI ALIMENTARI:
2) IL CAOS

Prof. Michele CAMPANELLI

24 gennaio 2003
Il Prof. Campanelli ha incominciato con il richiamare l'attenzione sul fatto che il mangiare è un fenomeno ben più complesso della semplice assunzione di sostanze nutritive per espletare le nostre funzioni primarie.
Il cibo implica un atto di amore, di aggressività, di autoaffermazione, è un modo di comunicare, di essere persona nella famiglia con gli estranei e nel mondo, quando questa rete di fenomeni perde il suo equilibrio, si registra una regressione con l'oggetto "cibo".
E così il cibo può diventare il persecutore da cui bisogna guardarsi come pericoloso ed ossessionante o, al contrario, l'elemento dal quale si ricerca, in modo esagerato, la soddisfazione - non trovata altrove -, perché solo così se ne realizza il controllo placando la propria angoscia.
L'Anoressia nervosa e la Bulimia nervosa sono disturbi dell'alimentazione che esordiscono nell'età adolescenziale o nella prima vita adulta; del primo disturbo soffre all'incirca l'1% delle giovani (abbiamo usato il femminile in quanto è raro veder un disturbo alimentare soprattutto anoressico in un individuo maschio).
Da tali, manifestazioni sarebbe opportuno distinguere l'obesità che è solo un disturbo fisico, sebbene con risvolti psicologici, ma che non ha nulla a vedere con una chiara sindrome psichica e comportamentale, e quelle forme "border line" dove il soggetto è solamente preoccupato per il suo corpo e per gli aumenti ponderali di esso.

Anoressia nervosa

È un disturbo dell'alimentazione con un'intensa paura di diventare grassi o di eccedere nel peso corporeo. A livello di immagine del proprio corpo si registra una vera e propria alterazione dell'autopercezione non adeguata alla realtà (il soggetto di solito si sente sovrapeso quando in realtà è severamente sotto la norma), la preoccupazione per il proprio peso diventa eccessiva e la riduzione della assunzione del cibo può essere totale. Nella maggioranza dei casi compare amenorrea, sovente ancora prima di un eccessivo calo ponderale.
Nella quasi totalità i soggetti con tali disturbi alimentari difficilmente accetteranno razionalmente di prendere coscienza delle gravità della loro malattia, e spesso meccanismi inconsci porteranno a mantenere il sintomo (si lotta contro la guarigione perchè il comunicare un disagio o il potere ottenuto in un contesto familiare potrebbero venir meno?).

Bulimia nervosa

Caratteristica essenziale della bulimia nervosa è l'eccessiva e rapida assunzione di enormi quantità di cibo, con frequente induzione di vomito. Esiste tutto un cerimoniale nelle "abbuffate" spesso sono pianificate in gran segreto, e consumate molto rapidamente, la scelta per il cibo è quasi sempre per alimenti altamente calorici e dolci, in ultimo il vomito viene prepotentemente cercato come liberatorio dallo stato di tensione.
Nei bulimici sovente è ben presente il problema che il loro vivere sia gravemente influenzato da problemi alimentari. Statisticamente molto più frequente dell'anoressia si situa nella popolazione adolescenziale e giovanile intorno al 4.5 % per le femmine nettamente inferiore o quasi assente nei maschi (si parla di una distribuzione intorno allo 0,4%).

INTERVENTI TERAPEUTICI

Alla base del malessere di entrambe le manifestazioni(anoressia/bulimia nervosa) troviamo sempre il senso di frustrazione narcisistica dovuto all'impossibilità di realizzare il controllo sull'oggetto d'amore, il cibo diventa un "sostituto" di tale oggetto.
Solo risalendo alle cause che hanno determinato tale disturbo possiamo portare in superficie i conflitti irrisolti , si tratta di individuarne il fattore eziologico che sta alla base, ed è nella chiarificazione di tali meccanismi la chiave della risoluzione del problema.
Il comportamento patologico alimentare è correlato quasi sempre a turbe psichiche, per cui l'intervento non deve essere mirato al sintomo, ma deve rivolgersi alle cause che stanno ala base del disturbo. L'approccio per affrontare questo tipo di problema può essere duplice:

l'uno riguarda l'aspetto farmacologico (numerosi studi hanno dimostrato l'analogia con malattie diverse come la depressione o la dipendenza con analoghe indicazioni terapeutiche) e dietetico, portando il paziente obeso a consumare di più di quanto introduca, e dimagrisca di conseguenza (oppure il procedimento inverso nell'anoressia);
l'altro sistema sta nel tentativo di far balenare davanti agli occhi del paziente il potenziale "caos" che l'abuso dei suoi problemi alimentari, nel tentativo di risolvere altre conflittualità della sua persona, può condurlo. Di conseguenza si tratta di provocare un cambiamento nella persona e cioè nell'individuo stesso.
Da ciò si evince la necessità di un approccio psicoterapico nelle sue più svariate forme da quello cognitivo-comportamentale, al sistemico-relazionale a quello psicoanalitico sia rivolto al singolo soggetto che all'intero nucleo familiare, ed anche a gruppi di discussione, autoaiuto e sostegno fra persone con disturbi simili.
La scelta del metodo migliore, dipende spesso dalle circostanze del caso individuale, e dalla volontà sia del soggetto che dei familiari a lasciarsi coinvolgere, un malato del genere infatti, ha soprattutto bisogno di aiuto ed incoraggiamento per diventare conscio degli impulsi, pensieri e sentimenti che nascono in lui; solo così può imparare a scoprire le proprie risorse non sviluppate e ad ascoltare quando accade dentro di lui. Tutto questo è soprattutto indispensabile per non lasciarsi risucchiare dal caos e, al contrario, sviluppare autonomia, iniziativa e responsabilità della propria persona.
Vedi anche MICHELE CAMPANELLI, Viaggio all'interno del disturbo alimentare. Ed. Titano, 1994.

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