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Lo straniero

LO STRANIERO

Mentre si era fermato un momento per permettere ai suoi occhi di adattarsi alla semioscurità della navata, udì uno strano suono. Allora, verso l'altare, dalla parte del Vangelo, vide un uomo inginocchiato in un banco. Improvvisamente, l'uomo si piegò all'indietro ed emise un grido disperato che fece accelerare i battiti del cuore del parroco.
'Dammi la saggezza, o Signore', il parroco pregò per la seconda volta quella mattina. Poi rimase in attesa, non sapendo in attesa di che cosa.
"Se sei lassù, dimostramelo! Mostrati a me! Se sei Dio, puoi provarlo!". Nella voce del visitatore c'era un misto di rabbia, di disperazione e di strana speranza.
"Non te lo chiederò più un'altra volta", disse l'uomo freddamente, e poi, con una furia che fece gelare il sangue al parroco, gridò di nuovo, "Ci sei...tu...lassù?".
Con quella che sembrò una estrema stanchezza, l'uomo si prese la testa tra le mani, mentre la sua domanda echeggiava nella navata.
Padre Tim scivolò lentamente nel banco dall'altra parte del corridoio centrale, e si inginocchiò sul cuscino logoro. "Forse state ponendo la domanda sbagliata", disse quietamente.
Sobbalzando, l'uomo alzò la testa.
"Credo che la domanda che vorreste porre non sia 'Ci sei tu lassù?', ma 'Ci sei tu quaggiù?' ".
"Che razza di scherzo è questo?"
"Non è affatto uno scherzo".
L'uomo prese un fazzoletto dalla tasca del vestito e si asciugò il viso. Era abbigliato elegantemente, osservò il parroco, e il vestito e la cravatta sembravano costosi. Un uomo d'affari, ovviamente. E, probabilmente, di successo. Certamente, non di Mitford.
"Dio non sarebbe Dio se Lui fosse soltanto lassù. In effetti, un altro Suo nome è Emanuele, che significa 'Dio con noi' ". Egli stesso si meravigliò del tono casuale della propria voce, come se si fossero incontrati lì per fare quattro chiacchiere. "Lui è con noi ora, proprio qui in questa chiesa".
L'uomo lo fissò. "Vorrei tanto crederlo, ma non ci riesco. Non riesco a sentirlo affatto".
"Forse c'è un motivo..."
"Le cose che ho fatto", disse l'uomo con tono piatto.
"Avete mai domandato a Lui di perdonare le cose che avete fatto?"
"Vi assicuro che Dio non lo farebbe mai".
"Che lo crediate o no, vi posso garantire che Lui lo farebbe. In effetti, Lui stesso ha promesso che lo farà".
L'uomo guardò l'orologio."Ho una riunione", disse, ma non fece nessun movimento per andarsene. Rimase inginocchiato.
"Che tipo di lavoro fate?". Era una di quelle domande che si fanno in una festa mondana o a una riunione del Rotary, ma gli venne spontaneamente.
"Scarpe. Fabbrichiamo scarpe da uomo. Ero in viaggio verso Wesley per una riunione di lavoro, quando ho visto questo posto e sono entrato. Non ne avevo l'intenzione, ma non ho potuto farne a meno. Dovevo entrare. E adesso non so neppure io che cosa sto facendo qui. Devo rimettermi in viaggio".
Ancora una volta, non fece nessun movimento per alzarsi.
Fu un pensiero bizzarro, ma il parroco lo seguì. "Diciamo che voi dovete trasferire l'attività in un'altra fabbrica. Il problema è che i locali sono ingombri di apparecchiature inutili e superate. Fintantoché non vi sarete liberato del materiale inutile e fatte installare le nuove apparecchiature, siete bloccato e non potete avviare la produzione".
"Come sapevate che stavamo cercando una nuova fabbrica?"
"Non lo sapevo. È stata una coincidenza divina".
Vi fu un lungo silenzio. Uno scoiattolo corse via lungo le travature del soffitto.
"Voi potete tenere la fabbrica chiusa e improduttiva, oppure potete sgombrarla e avviare l'attività di produzione. Come va la vostra vita personale? Va bene?"
"È da anni che non va bene".
Da qualche parte, nella chiesa semibuia, il pavimento di legno scricchiolò. "Non mi viene in mente un altro modo di dirlo - ma quando voi lasciate che Lui entri nella vostra vita, la spazzatura se ne va via. La rabbia comincia ad andarsene, e così pure il risentimento e la paura. Potreste dire che è come quando Lui vi aiuta a mettere in attività le vostre nuove apparecchiature".
"Sentite, non mi va di sguazzare in questi discorsi su Dio, come un maiale in un pantano. Quello che voglio sono delle risposte, e questo è tutto!"
"Quali sono le domande di cui vorreste la risposta?"
"In poche parole, C'è Lui lassù?, Lui è reale?"
"In poche parole, Lui sta quaggiù, Lui sta qui con noi, adesso".
"Dimostratemelo".
"Non posso. E neppure vorrei provarci".
"Gesù", disse l'uomo, scuotendo la testa.
Era come pilotare un aereo in volo cieco, pensò il parroco, con il parabrezza coperto di ghiaccio. "Ho l'impressione che voi desideriate veramente che Dio sia reale, forse vorreste anche essere vicino a Lui, ma... ma siete attaccato a qualcosa, attaccato a uno di quei peccati che voi pensate che Dio non possa perdonarvi, e non volete lasciarlo".
La voce dell'uomo era gelida. "Vorrei uccidere un uomo, continuo ogni momento a pensare di ucciderlo. Non lo farei mai, ma lui lo merita e pensarci sopra mi aiuta. Mi piace pensarci".
Il parroco si sentì improvvisamente indebolito, come se quella rabbia fosse penetrata nelle proprie ossa, nel proprio spirito. Desiderava che il parabrezza fosse liberato dal ghiaccio; dove si stavano dirigendo?
"Vi piace la stagione autunnale?"
L'uomo scoppiò in una strana risata. "Perché?"
"Una delle cose che fanno sì che una foglia morta cada a terra è che il bocciolo della foglia nuova la spinge in fuori. Quando lasciate che Dio vi riempia con il Suo amore e con il Suo perdono, quelle cose a cui volete disperatamente rimanere attaccato cominciano a cader via... e non ci accorgiamo neppure di questo passaggio".
L'uomo guardò il suo orologio e fece un movimento per alzarsi. La sua agitazione era palpabile.
"Permettetemi di domandarvi una cosa", disse il parroco. "Vorreste chiedere a Cristo di entrare nella vostra vita?"
Lo straniero fissò lo sguardo nell'oscurità della chiesa. "Non posso, ci ho provato".
"Non è un esame che dovete superare. Non richiede disciplina e intelligenza... e neppure forza e perseveranza. Richiede solo fede".
"Io non penso di averla". Vi fu un lungo silenzio. "Ma vorrei provarci... una volta ancora".
"Vorreste recitare insieme a me una semplice preghiera... sulla fede?"
Lo straniero alzò lo sguardo. "Che cosa ho da perdere?"
"Niente, in effetti". Padre Tim si alzò con sforzo dall'inginocchiatoio, percorse i pochi passi attraverso il corridoio tra le due file di banchi, e posò le sue mani sul capo dell'uomo.
"Se potete, ripetete con me", disse. "Grazie, o Dio, per amarmi e per aver mandato il Tuo Figlio a morire per i miei peccati. Io mi pento sinceramente dei miei peccati, e ricevo Cristo come mio salvatore. Ora, come Tuo figlio, rivolgo la mia intera vita verso di Te. Amen".
L'uomo ripeté la preghiera, dopodiché rimasero entrambi in silenzio.
"È tutto qui?" domandò infine.
"È tutto qui".
"Non so... come mi dovrei sentire".
"In qualunque modo vi sentiate è esattamente come vi dovreste sentire".
L'uomo apparve improvvisamente imbarazzato, impacciato. "Ora devo andare. Ero in viaggio verso Wesley, ho visto questa antica chiesa e io... le cose sono andate così, io sono stato... devo andare. Sentite, grazie. Vi ringrazio tanto", disse, stringendo la mano del parroco.
"Vi prego... teniamoci in contatto".
Padre Tim rimase un momento sulla porta a vederlo andar via. Vi erano tante cose che non aveva detto, tante cose che aveva trascurato. Ma lo Spirito Santo avrebbe colmato le lacune.
Sembravano anni da quando aveva varcato quella porta, pensò. Eppure il suo orologio gli diceva che era stato nella chiesa parrocchiale soltanto poco più di un paio d'ore.
Si sentiva stranamente in pace, mentre camminava sul sentiero, seguendo le orme lasciate sulla neve dallo straniero.

da: Jan Karon
"At home in Mitford"
Penguin Books, 1994.
Pagg. 182-185.
(Traduzione di Giuliano Pinto).

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