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Incontro nella notte

INCONTRO NELLA NOTTE

Il profeta volse lo sguardo verso la valle gremita di fuochi e poi verso il cielo deserto e sospirò. Le trincee cingevano i fianchi di Sion, gli arieti e le macchine ossidionali minac­ciavano i suoi bastioni. Nelle case desolate i bambini pian­gevano chiedendo pane e non v'era chi lo spezzasse per loro; i vecchi si trascinavano per le strade sfiniti dal digiu­no e venivano meno nelle piazze della città.
«È finita» disse rivolto al compagno che lo seguiva dap­presso. «È finita, Baruc. Se il re non mi dà ascolto non ci sarà salvezza per la sua casa né per la casa del Signore. Gli parlerò un'ultima volta ma non ho molte speranze.»
Riprese il cammino attraverso le strade vuote e si fermò dopo un poco per lasciar passare un gruppo di persone che trasportavano, senza pianto, un feretro con passo fret­toloso. Solo la salma si distingueva nel buio per il colore chiaro del sudario che l'avvolgeva. Li guardò per un poco scendere quasi trotterellando per la strada verso il cimite­ro che il re aveva fatto aprire a ridosso delle mura e che da tempo non era più sufficiente a contenere i cadaveri che la guerra, la fame e la carestia vi riversavano ogni giorno in grande numero.
«Perché il Signore sorregge Nabucodonosor di Babilonia e gli consente di imporre un giogo di ferro a tutte le nazioni?» chiese Baruc mentre il profeta riprendeva il cammino. «Perché si allea con lui che è già il più forte?»
Il palazzo si ergeva ormai a poca distanza da loro, pres­so la Torre di David. Il profeta si inoltrò nella spianata e si volse indietro mentre la luna si apriva un varco fra le nubi suscitando dal buio la mole silenziosa del Tempio di Salomone. Lo contemplò con gli occhi lucidi mentre la luce lu­nare brillava sulle grandi colonne, risplendeva sul mare di bronzo e sui pinnacoli dorati. Pensò ai riti solenni cele­brati per secoli in quel cortile, alle folle che lo gremivano nei giorni di festa, al fumo delle vittime che saliva dagli altari per il Signore. Pensò che tutto sarebbe finito, che tutto sarebbe morto nel silenzio di tanti anni o di tanti secoli e trattenne a stento le lacrime. Baruc lo scosse: «Andiamo, rabbi, è tardi».
Il re vegliava a notte inoltrata con i capi del suo esercito e con i suoi ministri tenendo consiglio. Il profeta avanzò verso di lui e tutti si volsero al suono del suo bastone che percuoteva le pietre del pavimento.
«Hai chiesto di vedermi» disse il re. «Che cos'hai da dirmi?»
«Arrenditi» disse il profeta parandoglisi dinnanzi. «Vesti­ti di sacco, cospargiti il capo di cenere ed esci a piedi scalzi dalla città; prosternati ai suoi piedi e invoca il suo perdono. Il Signore mi ha detto: "Io ho consegnato il paese in potere di Nabucodonosor, re di Babilonia, mio servo, perfino il bestia­me dei campi gli ho consegnato". Non c'è scampo, o re. Con­segnati e implora la sua clemenza. Forse egli risparmierà la tua famiglia e forse risparmierà la casa del Signore.»
Il re abbassò il capo e restò a lungo senza parlare. Era smunto e smagrito e aveva le occhiaie scure e incavate.
"I re sono il cuore delle nazioni" pensava fra sé il profe­ta mentre lo scrutava attendendo la sua risposta "e per natura sanno di avere molte corazze che li proteggono: confini e guarnigioni, fortezze e baluardi. Per questo, quando un re si sente raggiunto dal nemico il suo sgo­mento e il suo terrore crescono a dismisura, mille volte più che nel più povero e nel più umile dei suoi sudditi che da sempre sa di essere nudo."
«Non mi arrenderò» disse il re alzando il capo. «Io non so se il Signore nostro Dio ti abbia veramente parlato, se veramente ti abbia detto che ha consegnato il suo popolo nelle mani di un tiranno straniero, di un adoratore d'idoli. Io sono più propenso a credere che un servo del re di Ba­bilonia o il re in persona ti abbia parlato, e abbia corrotto il tuo cuore. Tu parli a favore del nemico invasore contro il tuo re, unto del Signore.»
«Menti» disse il profeta sdegnato. «Nabucodonosor ti aveva dato la sua fiducia facendoti pastore del suo popolo nella terra d'Israele e tu lo hai tradito, hai tramato di na­scosto con gli egiziani che un tempo tennero Israele in schiavitù.»
Il re non reagì a quelle parole. Si avvicinò ad una fine­stra e tese l'orecchio ad un sommesso brontolio di tuono. Il cielo si era richiuso sulle mura di Sion e il grande Tem­pio era solo un'ombra nel buio. Si passò una mano sulla fronte sudata mentre il tuono si spegneva lontano verso il deserto di Giuda. Il silenzio era totale ora perché non c'e­rano più cani né uccelli né alcun altro animale a Gerusa­lemme. Tutti li aveva divorati la fame. E alle donne era stato fatto divieto di piangere i morti affinché la città non risuonasse in perpetuo di lamenti.
A un tratto disse: «Il Signore ci ha dato una terra eterna­mente contesa, stretta fra potenti vicini. Una terra che continuamente ci viene strappata e che noi, disperata­mente, cerchiamo di riprenderci. E ogni volta dobbiamo macchiarci le mani di sangue».
Il volto del re era pallido come quello di un cadavere ma gli occhi sembrarono per un momento ardere di sogni: «Se egli ci avesse dato un altro luogo, remoto e sicuro, ric­co di frutti e di bestiame, stretto fra alti monti e sconosciu­to alle nazioni della terra avrei forse tramato con il farao­ne? Sarei forse ricorso al suo aiuto per affrancare il mio popolo dal giogo di Babilonia? Rispondimi» disse. «E ri­spondimi presto perché non c'è più tempo.»
Il profeta lo guardò e vide che era perduto. «Non ho altro da dirti» rispose. «Il vero profeta è colui che consiglia la pace. Ma tu osi chiedere conto al Signore del suo opera­to, tu osi tentare il Signore Dio tuo. Addio, Sedecia. Non hai voluto darmi ascolto e per questo il tuo cammino sarà nelle tenebre.»
Si volse al suo compagno e disse: «Andiamo, Baruc, qui non ci sono orecchie per le mie parole».
Uscirono e il re ascoltò il rumore del bastone del profeta che si attenuava lontano nell'atrio colonnato fino a dissol­versi nel silenzio.
Valerio Massimo Manfredi
Il Prof. Valerio Massimo Manfredi, archeologo, specialista in topografia del mondo antico, ha insegnato in prestigiosi atenei in Italia e all'estero e condotto spedizioni e scavi in vari siti del Mediterraneo. È conduttore televisivo di programmi culturali e collabora a quotidiani e riviste.

Da: "Il Faraone delle sabbie" di Valerio Massimo Manfredi
Ediz. Mondadori, 1999
Pagg. 7-10.

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