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Il Sorriso

IL SORRISO

In una sua lezione (VII) fatta a Cincinnati 1959 Bernard Lonergan sostiene che l'uomo è un essere in relazione e che da una relazione interpersonale scaturisce una più profonda intersoggettività, è importante sapere che cosa sia questa intersoggettività e quali siano i suoi limiti. Conseguentemente consideriamo la fenomenologia, per così dire, di un sorriso (Cfr. B. Lonergan, Metodo in teologia, Ed. Città Nuova, Roma 2001, p.79).

Innanzitutto, un sorriso ha un significato. Non è semplicemente ­una combinazione di movimenti delle labbra, degli occhi e dei muscoli facciali. Noi non ce ne andiamo per la strada a sorridere a chiunque. Se lo facessimo, noi sappiamo che saremmo fraintesi; ci verebbe attribuito un significato che noi non intendevamo dare. E se ci venisse attribuito un significato che noi non intendevamo dare, allora vuol dire che il sorriso deve avere un significato.

Inoltre, un sorriso è un sorriso proprio a motivo del suo significato. Esso non consiste solo nei movimenti dei muscoli che circondano le labbra o nei movimenti degli occhi. Esso è costituito dal significato comuni­cato attraverso questi movimenti. C'è, di conseguenza, una notevole variazione nei tipi e nelle combinazioni di movimenti che si verificano ­nel sorriso. Poiché un sorriso ha un significato, esso è intensa­mente percettibile. Si può cogliere il primo inizio di un sorriso sul volto di un altro, e questo non lo si fa perché è stata studiata la diffe­renza che c'è tra movimenti che sono sorrisi e quelli che non lo sono. Il significato del sorriso è, per così dire, immanente nel movimento. E poi, noi non impariamo a sorridere; esso risulta da una struttura rifle­ssa. E noi non impariamo il significato del sorriso. Se uno non conosce il significato del sorriso, a meno che non lo scopra da se stesso, non lo troverà mai. Il significato del sorriso è un fenomeno originario che non si riduce a qualcosa d'altro. Voi comprendete che il sorriso ha un si­gnificato, e quale sia il suo significato, semplicemente dal vostro proprio sorriso e dal vedere il sorriso di altri.

Qual è il significato di un sorriso? Esso è completamente di­verso dal significato delle parole. Le parole tendono, per quanto non la raggiungano mai, all'univocità di significato, ad un singolo significato. De facto, esse hanno una serie di significati più o meno univoci, però esse tendono all'univocità. Il sorriso non ha qualche singolo significato. Il sorriso può esprimere riconoscimento, accoglienza, amichevolezza, amore, gioia, diletto, contentezza, soddisfazione, divertimento, ironia. Un sorriso può essere sardonico, enigmatico, annoiato, un sorriso di rassegnazione. Il significato attraversa un'intera gamma di sentimenti umani.

Ancora, una proposizione può essere vera o falsa, ma un sorriso può essere vero o menzognero. Si può simulare un sorriso. Si può sorridere ad una persona anche se si sente la voglia di ucciderla. Questo genere di sorriso è menzognero. Ma un sorriso è vero solo nel senso che esso è opposto ad una bugia. Non è vero nel senso della verità di proposizione. Esso sta ad un livello precedente. Esso è l'espressione non della coscienza differenziata che entra nel tipo intellettuale di esperienza, raggiunge la verità e la esprime in proposizioni bensì della coscienza indifferenziata in cui tutto l'uomo o tutta la donna esprime se stesso o se stessa. È un significato totale di una persona ad un'altra, ed è precedente alle differenziazioni di coscienza.

Ancora, e noi veniamo qui alla nostra nozione di intersogettività, una proposizione è oggettiva; essa è su qualcosa. «Questo gatto»: la proposizione è sul gatto. Ma quando sorridiamo noi facciamo un atto intersoggettivo. Non stiamo parlando di qualcosa; non stiamo significando nel senso del significato che sorge nel discorso. Sorridere presuppone una situazione: delle persone che stanno insieme o che si incontrano. È un riconoscimento dell'esistenza della situazione interpersonale ed è un fattore determinante entro gli eventi della situazione. Io entro in una stanza per visitare qualcuno, e lui o lei sorride. Bene: le cose dovrebbero andare in maniera tranquilla. Se invece lui o lei si acciglia, io farò una visita più breve possibile e non proporrò gli argomenti più delicati che avevo pensato di poter proporre se le cose fossero andate bene sì, il sorriso è un fattore determinante nella situazione interpersonale; esso determina gli atteggiamenti reciproci. Se egli sorride, anche io sorrido; se egli non lo fa, allora io non comincerò. Il sorriso mostra, rivela il soggetto, piuttosto che parlare di lui, informarci lui. Esso precede tutte le distinzioni tra il segno e ciò che esso significa, tra la persona che significa e il segno con cui significa. Nel sorriso, per così dire, la persona si fa trasparente.

Questo è soltanto un esempio. Potremmo fare tutta una serie di esempi dei fenomeni dell'intersoggettività. Ho fatto una descrizione detagliata del sorriso, ma i fenomeni sono tutti dello stesso tipo. Essi non hanno alcuna tendenza all'univocità; il loro significato gli è immanente; essi sono veri o falsi nel modo in cui sono vere o false le proposizioni. Ci può essere simulazione o sincerità, ma non c'è un problema di verità o falsità come lo si trova in un libro. I fenomeni intersoggettivi non vertono su qualcosa; essi sono fattori determinanti entro una situazione interpersonale. Tutto lo sviluppo della coscienza può essere di questo tipo. Una parte fondamentale del nostro conoscere, del nostro vivere ordinario, avviene a livello intersoggettivo. Il sentimento che noi condividiamo con persone diverse determina inconsciamente gran parte dei nostri rapporti con loro.

dalla conferenza di don Mario Pio Biasin
sul tema "Introduzione ai Sacramenti"
tenuta ai fidanzati l'11 dicembre 2008.

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