Calendar

Social Networks

Canale YouTubePagina FacebookPagina TwitterPagina Google+

Canale YouTube

Warning: file_get_contents(http://gdata.youtube.com/feeds/api/playlists/PLmBo4agHHMG8KNsA43Lxeirng8AzAOST8): failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.0 410 Gone in /htdocs/public/www/modules/mod_playlistyoutube_jm/tmpl/default.php on line 27 Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /htdocs/public/www/modules/mod_playlistyoutube_jm/tmpl/default.php on line 34

Chi è online

Abbiamo 14 visitatori e nessun utente online

  • facebook
  • pic
  • pic
  • pic
  • pic
  • pic
  • pic

Si può dire "Buon Natale"?

SI PUÒ DIRE "BUON NATALE"?

Se parlare di Natale o di presepe non offende qualcuno...

buonnatale"Me piace, 'o presepio!" (Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello)

"Si può dire 'Buon Natale'? Forse qualcuno si offende, e preferisce 'Buone Feste' (parlare di Natale potrebbe suggerire la sconveniente questione di chi sia il festeggiato, il motivo per cui non si va a scuola o al lavoro... per carità!)..."

 

 

 

Questo ci chiedevamo nel 2004, quando alcuni episodî balzati agli onori della cronaca facevano emergere con più forza il tentativo, in atto da tempo, di cancellare la valenza religiosa del Natale - a partire dal nome stesso! - e i suoi simboli.

Tra i casi più discussi colpì quello delle maestre di una scuola elementare di Treviso, che da alcuni anni avevano pensato bene di sostituire l'allestimento del presepe con una recita su Cappuccetto Rosso, "per non offendere la sensibilità dei non cattolici" (a dire il vero a noi sembra più "forte", per i bambini, una fiaba un po' horror come Cappuccetto Rosso, con tanto di nonne e bimbe sbranate, di lupi squartati da cacciatori... che ne dicono gli animalisti?). Un'altra maestra, insegnando una canzoncina natalizia, aveva sostituito la parola "Gesù" con "virtù". Complimenti per la metrica e la rima!

Se questi episodi fossero restati isolati, forse non sarebbe nemmeno valsa la pena di commentarli, tanto ci sembra evidente la loro carica di ridicolo. E invece il fenomeno è dilagato, soprattutto negli Usa e nel resto d'Europa.

Oggi, forse, alla domanda iniziale dobbiamo rispondere : "No, non si può dire 'Buon Natale'!".

Così la pensano all'aeroporto parigino di Roissy, dove il vecchio "Joyeux Noel" ("Buon Natale") è stato sostituito appunto da un neutro "Buone feste".
In Gran Bretagna, a Birmingham, il Natale ora lo chiamano "Winterval" (Festa dell'Inverno).
A Luton, vicino a Londra, "Luminous". Il 74% delle aziende inglesi ha proibito al proprio interno i festeggiamenti del Natale.
A New York, come in molte città inglesi, augurare "Merry Christmas" (Buon Natale) è da molti considerato segno di maleducazione e scarso rispetto per le altrui credenze (poiché la parola Christmas-Natale richiama la persona di Cristo).
In un mercato di Chicago hanno vietato i manifesti del film Nativity (sulla Natività di Gesù): potrebbero urtare la suscettibilità dei non cristiani durante lo shopping natalizio...
Il 10 dicembre 2008, in Florida, una ditta immobiliare (la Counts Oakes resort properties) ha licenziato una sua dipendente, Tonia Thomas, perché augurava ai clienti "Buon Natale" anziché il politicamente corretto "Buone vacanze"!
Ikea non vende nessun tipo di presepe: non appartiene alla tradizione svedese (e quindi non si vende nemmeno da noi)...

Anche in Italia, dicevamo, esistono da tempo manifestazioni di insofferenza - forse meno eclatanti - verso i simboli religiosi, non solo natalizi.
Nelle scuole si vedono sempre meno presepi. Le canzoni natalizie sono sostituite da "inni alla pace e all'uguaglianza" (come se non fossero valori difesi proprio dal Natale). I crocefissi nei luoghi pubblici vengono silenziosamente rimossi, perché "non rispettano la laicità dello Stato" (nonostante la Corte Costituzionale abbia ribadito che l'esposizione del crocefisso è pienamente legittima e doverosa, essendo un adempimento previsto da norme statali!). Un giudice, addirittura, si è rifiutato per mesi di lavorare col crocefisso in aula, prendendosi una condanna per interruzione di pubblico servizio.

Gli episodi descritti non sono la regola, non devono indurre alla rassegnazione del "così fan tutti". Sono però il segno di un modo di pensare sempre più diffuso, che - seppur minoritario - riesce spesso a imporsi alla maggioranza. Sono il segno, evidentemente, di un diverso senso del ridicolo (o forse di una sua assenza...), che non può essere visto senza preoccupazione. Preoccupazione - si badi bene - non per le tradizioni cristiane, ma per le libertà democratiche.

Secondo alcuni la "laicità" (ma chi usa questa parola sa che cosa significa?), il rispetto delle minoranze, richiederebbero una "sottrazione" di tutti i simboli e i contenuti religiosi. Negli ultimi anni si è già affermata la consuetudine, estranea alla tradizione italiana, per cui i regali li porta il "laico" Babbo Natale e non Gesù Bambino (peccato che nei Paesi anglosassoni, da cui abbiamo importato l'usanza, Babbo Natale sia in realtà Santa Klaus, cioè San Nicola...). L'albero di Natale sarebbe più "neutro" del presepe, ma neanche questo basta al giudice canadese Marion Cohen, che ha disposto la rimozione dell'albero dall'ingresso della Corte di giustizia di Toronto (quindi l'attacco ai simboli religiosi non basta, deve essere esteso a tutto ciò che ricordi la festa del Natale).
Continuando su questa strada, c'è chi spinge (anche per motivi commerciali) affinché Halloween sostituisca di fatto la festa di Tutti i Santi (ma lo sanno che "Hallowe'en" significa proprio "vigilia di Tutti i Santi"?). Di questo passo: niente Dante o Manzoni (ma sì a Garcìa Marquez? È lui lo scrittore a 'ph neutro'?); abbattiamo i campanili perché deturpano l'ambiente (al loro posto, altissimi cipressi?); niente campane che disturbano la quiete (meglio concerti di musica etnica? Ma la musica etnica non è tutta religiosa?); niente cappellano negli ospedali (dà maggior conforto l'analista? Freudiano o junghiano?); vietato ai minori l'accesso a musei e chiese che ospitino opere d'arte a soggetto religioso (meglio i dipinti giacobini?).

Insomma, la china è molto pericolosa. Se non ridicola (per chi non ha questi timori), senz'altro priva di senso.

Si sente anche la giustificazione che i simboli cristiani offenderebbero la sensibilità dei fedeli di altre religioni.
Ebbene, l'eliminazione di presepi e canti natalizi dalle scuole è un processo iniziato da molti anni, ben prima che nelle scuole facessero ingresso i figli dei nuovi immigrati.
Attenzione quindi a non prestarsi al gioco spregiudicato di chi vuole seminare zizzania tra comunità religiose, attribuendo a tutta la comunità islamica le posizioni fanatiche di personaggi come Adel Smith (ricordate? Quello che definì il crocefisso un "cadaverino"), fenomeni che rappresentano solo se stessi e vengono gonfiati dai media.

La verità è che, dietro astratti richiami ad una falsa laicità, dietro inesistenti rivendicazioni delle altre religioni, si nascondono coloro – italianissimi (o inglesissimi, francesissimi, ...) - che vogliono imporre la propria personale avversione alla religione e non hanno più il coraggio di dirlo apertamente.

Una nostra libera ricostruzione? Lasciamo la parola alle presunte "vittime" dell'offesa religiosa.
L'Unione delle comunità islamiche in Italia ha espresso il proprio consenso a che nei luoghi pubblici resti esposto il crocefisso, a che si continui a fare il presepe.
Il Muslim Council inglese ha fatto sapere di non condividere l'autocensura che proibisce di dire Christmas. Sabir Hussain Mirza, presidente del consiglio musulmano di Oxford (comune che ha vietato l'uso ufficiale del termine Christmas), ha affermato di essere "molto irritato per questo. I cristiani, i musulmani e altre religioni aspettano tutti il Natale". Il rabbino Bracknell, del centro educativo di ebraismo di Oxford, ha aggiunto: "Qualsiasi decisione che annacqui la cultura tradizionale e il Cristianesimo nel Regno Unito – ha detto – non è positiva per l'identità britannica".
Gli imam italiani (e in particolare quelli del Piemonte, come risulta dall'inchiesta I ragazzi musulmani nella scuola statale. Il caso del Piemonte, condotta dal Centro Federico Peirone e pubblicata a cura di Augusto Tino Negri e Silvia Scaranari Introvigne, per le ed. Mille, nel 2008) sono favorevoli alla partecipazione dei bambini musulmani a feste cattoliche in ambito scolastico.
Ma, soprattutto, ascoltiamo Souad Sbai, presidentessa della Confederazione dei marocchini in Italia: "Siamo scandalizzati dal fatto che a Bolzano alcune maestre abbiano deciso di non far cantare ai bimbi le canzoni di Natale. (...) I nostri bambini in Italia hanno sempre festeggiato il Natale e tutte le festività. Condanniamo questa strumentalizzazione della presenza islamica in Italia e del nostro rapporto con la società che si registra in questi giorni da parte di chi vuole mettere i nostri figli in prima linea in una battaglia laicista che non ci riguarda e ci danneggia".
Capito? "Battaglia laicista" che non li riguarda...

La vera laicità, che rispetta i diritti di tutti i cittadini, non può essere confusa col laicismo, che pretende di determinarla 'per sottrazione', eliminando simboli, valori, contenuti: quella è una scatola vuota. La neutralità assoluta sostenuta dagli adepti del relativismo etico è una finzione.
Possono dirsi laiche quelle istituzioni che hanno contenuti i quali le rendano capaci di assolvere il loro compito specifico e di essere rispettose della dignità di tutti i cittadini. Ma i contenuti, i valori, devono esserci.

Allora, se le scatole vuote non possono funzionare, chi può far finta di credere il contrario? Non gli immigrati, ma i laicisti, paladini di una laicità a proprio uso e consumo, i quali vogliono imporre la propria visione ideologica, al fondo intollerante. E ricorrono a mezzi subdoli, impongono le maglie della "correttezza politica", perché sanno che la loro ideologia - spesso legata a interessi di potere - è sgradita alla maggior parte dei cittadini. I valori che "riempiono" la laicità non devono essere calati dall'alto, imposti dalla casta degli intellettuali (questo sì sarebbe segno di integralismo e intolleranza), ma vanno trovati nella sensibilità comune.
La cultura italiana (ed occidentale) è una cultura di matrice cristiana. La stessa idea di laicità è stata pensabile solo in Occidente, grazie alla distinzione (ma non separazione...) tra Dio e Cesare posta dal Vangelo. Dunque, la cultura cristiana è necessaria anche solo per capire i valori della nostra civiltà. Stiamo parlando, si badi bene, di valori civili, non religiosi: libertà, uguaglianza tra gli uomini, pace, giustizia sociale, rispetto dei diritti – anche spirituali – della persona (non è questo il luogo per rispondere alla polemica becera che identifica il cristianesimo solo con gli errori – gravi, certo – commessi contro la croce, anche se in suo nome).

I valori hanno bisogno anche di simboli che li difendano. Il crocefisso nei luoghi pubblici segna un limite all'arbitrio dello Stato. Lo Stato necessita di segni della realtà - anche morale - che lo precede e lo sostiene.

Diteci: in che modo simboli di pace (persino di umiliazione, come la croce) potrebbero 'offendere' una normale sensibilità? Lo Stato dovrebbe castrare se stesso, il proprio funzionamento, la propria coesione sociale, per assecondare poche e pretestuose 'ipersensibilità'?

Il coro che si è levato a difesa del presepe o del crocefisso è stato quasi unanime, a partire dall'ex Presidente della Repubblica Ciampi e comprendendo molti autorevoli non credenti. Speriamo che a far tendenza non siano le imposizioni di qualche "intellettuale" di serie B, o di qualche maestrina sussiegosa. Spetta anche a noi, ogni giorno, difendere le nostre tradizioni e i nostri valori.

Buon Natale a tutti, anche a chi non ama il presepe !

P.S. Per ora insistiamo a formulare i nostri auguri in maniera semplice, sincera. Chissà però che non arrivi il giorno in cui diventino obbligatori gli auguri "politicamente corretti" ...


Giovanni Martino


Da: Giovanni Martino
"Si può dire 'Buon Natale'?
Se parlare di Natale o di presepe
non offende qualcuno..."
Articolo apparso su "Europa Oggi"
Quindicinale telematico
di attualità e cultura
il 20 dicembre 2004.

Ritorna alla pagina "Antologia"