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Io ho una parola sola

IO HO UNA PAROLA SOLA

Monsignor Della Casa nel XVI secolo scrisse il notissimo Galateo, che indirizzava a comportamenti civili ed educati. Giovanni Mosca, con umorismo veramente "nero", scrive, nel XX secolo, una versione del Galateo conforme alla depravazione di tante persone di oggi.

Guardatevi bene, quando siete in conversazione, dall'u­scirvene in certe categoriche affermazioni, quali, ad esempio: «Io, quel che debbo dire, lo dico in faccia », «Io dico pane al pane e vino al vino», «Io ho una parola sola», «Se dico no è no», «Non mi sono mai fatto raccomandare», «Ho tenuto sempre fede alle mie idee», «Sono un uomo tutto d'un pez­zo», «Non ho paura di nessuno», «Mi spezzo ma non mi pie­go », e soprattutto «Non c'è danaro che possa comprarmi», le quali, parliamoci francamente, altro non possono fare se non coprirvi di ridicolo per la semplice ragione che è ormai mate­maticamente provato che nel nostro Paese non c'è nessuno che possegga requisiti del genere.

unasolaparolaDi maggior ridicolo, poi, vi coprirete se invece di limitarvi a farle verbalmente, le scriverete. E di un ridicolo malinconi­co che riempirà di tristezza i lettori, i quali nel vedere alle men­zogne e agli inganni dei disonesti aggiungersi gl'inganni e le menzogne di coloro che si dicono onesti cadono in uno stato di demoralizzazione e di sconforto tale da desiderare che per un terribile errore di piloti inesperti bombe atomiche di mo­dernissimo modello ci distruggano totalmente.
Può anche avvenire che certe affermazioni, anziché genera­re sconforto, provochino un terrore folle. Mi spiego. L'uomo che commettesse l'imprudenza di dichiarare di fronte a per­sonaggi di grande importanza: «Non c'è danaro che possa comprarmi», potrebbe per un eccezionale complesso di moti­vi indurre qualcuno a sospettare che invece di mentire sia dav­vero incorruttibile, ed è noto che un uomo incorruttibile in una società di corrotti d'ordinario soccombe, ma qualche volta si può paragonarlo a una miccia che, gettata in una polveriera, faccia saltare in aria l'edificio più solido del mondo.
Che cosa fare, perciò, di quest'essere anomalo sospettato di rettitudine? Sopprimerlo. Non c'è altro. Provveda perciò alla propria incolumità spostandosi solo in macchina blinda­ta. Ma, delle due, l'una: o ha tanto danaro da comprarsi una macchina blindata, e allora è un corrotto che, così, per di­vertimento, ha mentito, e continuerà a divertirsi vedendo i proiettili diretti contro di lui spiaccicarsi contro i cristalli im­penetrabili anche dai missili. Oppure è incorruttibile davve­ro, e perciò povero e non in grado d'acquistare il costosissi­mo veicolo.
Dovrà rimanere tappato in casa. Abbandonare ogni attivi­tà. Ridurre alla fame sé e la propria famiglia. Questo potrà an­dare avanti per qualche mese, ma poi? Poi l'anomalo chiederà un colloquio ai grossi personaggi di fronte ai quali s'è lasciato sfuggire la temeraria affermazione, e, travestito da paggio o da monaco, uscirà per recarsi al convegno. Giunto miracolosa­mente illeso, dichiarerà, gettandosi in ginocchio, d'aver men­tito non per suo malvagio piacere, ma perché spinto da mi­sterioso, forse diabolico, impulso. Giurerà sul capo dei suoi cari d'essere corrotto anch'egli, concussione, peculato, specu­lazioni edilizie, traffico di valuta, miliardi in banche svizzere.
Ma poche, abili domande cui non saprà rispondere con­vinceranno gli accusatori della sua onorata povertà. Verrà, con macchina rubata, trasportato sul greto d'un fiume, ed ivi trapassato da un numero incredibile di proiettili sul cui cali­bro i periti non si pronunceranno che dopo vari anni, quando il doloroso episodio sarà stato da tutti dimenticato.
Così stanno le cose. Né esagero né drammatizzo. Non me­ravigli perciò se insisto nel dire che nelle conversazioni è ne­cessaria la massima prudenza. Mai quelle frasi. Semmai, il contrario. Invece che «Non c'è danaro che possa comprarmi» dichiararsi pienamente disposti a farsi corrompere anche per una modica somma. E poi, «Io, quel che debbo dire, mi guar­do bene dal dirlo», «Parlo in un modo ed agisco in un altro», «Ho sempre cambiato idea», «Ho paura di tutto e di tutti», «Se prendo un impegno non lo mantengo», «Diffidate della mia parola d'onore», «Se vado a testa alta è solo per l'ar­trosi».
È esclusivamente così che vi guadagnerete non soltanto la simpatia, ma la fiducia di tutti. Si dirà di voi: «È dei nostri», e crescerete nella stima, nella considerazione, nel rispetto del mondo intero.
Giovanni Mosca
Giovanni Mosca (Roma, 1908 - Milano, 1983), umorista, giornalista e scrittore, collaborò a diverse testate, diresse "Il Corriere dei Piccoli" e fu tra i fondatori di giornali satirici, come "Il Bertoldo" nel 1939 e il "Candido" nel 1945. I suoi scritti sono impregnati di un umorismo delicato, a volte surreale, a volte sentimentale e moraleggiante, che caratterizza anche le sue opere di narrativa.

Da: "Il Nuovo Galateo" di Giovanni Mosca
Ediz. Rizzoli, 1980
Pagg. 103-105.

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