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Incontro del 13 gennaio 2003

EDUCARE ALLA LIBERTÀ

Frau Maria Cristina HOERICHT
Prof. GASPARE CARTA

13 gennaio 2003

La storia della salvezza comincia con un esodo all'insegna della libertà come emancipazione dalla schiavitù e finisce con la prospettiva della libertà dei figli di Dio.

"Dio lasciò l'uomo in balia del suo libero consiglio" (Sir. 15, 14).

"Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" (Gal. 5, 1).

Bene ha scritto F. von Schiller: "L'uomo è creato libero, è libero, foss'anche nato in catene".

L'uomo non è definito dall'istinto, come invece l'animale. È sempre al di là di sè stesso, in modo a volte disordinato, sino a sognare di essere Dio. Nella storia, gli uomini, non hanno mai smesso di farsi divinizzare:

dai re dell'antichità Ez. 28. 2; Atti 12, 22;
alla dea Ragione dei rivoluzionari, fino a Stalin, che instaurò il culto a Lenin e poi il suo;
le "stelle" di oggi, che suscitano intorno a sé una sorta di culto.
La libertà senza la verità, si svela – come a teorizzato Jean Paul Sartre -, per colui che cerca di viverla, non come l'esaltazione suprema dell'esistenza, ma come la vanificazione della vita, come il vuoto assoluto, come la definizione della condanna: l'uomo diventa una passione inutile!

La libertà: ... ho pensato ai papaveri perché sono fiori liberi, fiori che non possono essere recisi e posti in un vaso: muoiono subito! E possono vivere solamente in libertà fra spighe di grano o fili d'erba. Sono fiori delicati e sensibili. Non si possono "maneggiare". Eppure nella loro semplicità sono bellissimi. I papaveri gialli sono più belli di quelli rossi? Oppure, sono i rossi più belli di quelli gialli? Ogni papavero, così diverso l'uno dall'altro, è di per sé stupendo!... Sì, la libertà è come un campo di papaveri, non si può conservare: o la si vive o non c'è libertà!

"Diceva Gesù a quei Giudei che avevano creduto in lui: "Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv. 8, 31-32).

L'uomo non è definito dalla sua natura animale, ma dalla sua libertà, aperta su una creatività senza limite:

"L'uomo sorpassa infinitamente l'uomo", diceva Pascal;
"Siate realisti, chiedete l'impossibile", proclamava uno slogan del 1968.
L'uomo è costitutivamente aperto - San Tommaso parla di 'potenzialità obbedienziale' - ed è questa sua apertura illimitata la causa della sua delusione nell'immediato. Da un certo punto di vista non è possibile vivere, od amare, a poco a poco né a poco prezzo. L'amore se lo si comprende non chiede meno di tutto.

Secondo l'adagio agostiniano: lo Spirito che ci ha creati senza di noi, per vincere la battaglia della libertà dai vari condizionamenti, ha bisogno del nostro aiuto e di una particolare consapevolezza dei valori.

L'egoismo delude e rende più infelice dell'animale, il quale è ben definito nelle sue soddisfazioni e nelle sue lotte istintive.

L'uomo si appaga "non di solo pane", ma di verità. "La verità non è una pietra preziosa che si può mettere in tasca, bensì un mare in cui si cade dentro e ci si immerge".

Sì, la verità è come un mare che ci supera, ci precede e ci travalica: noi dobbiamo solo immergerci per essere bagnati e avvolti, ma noi non la possediamo, bensì ci è donata.

Dove c'è libertà vi è operante lo Spirito del Signore. "Il Signore è lo Spirito e dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà" 2 Cor. 3, 17. Anche per questo, educare alla libertà, è educare alla verità, essendo, secondo la visione cristiana, due realtà delle quali una richiama l'altra in modo inscindibile.

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